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Il disfacimento dei corpi

Il bell'amore

Quello che bruciava le viscere

Quello che quando smessi gli abiti sdruciti

Egli apparve di una bellezza indicibile

I venti gli furono amici

La Bora elettrica e l'afosa Scirocco

Lento inesorabile lontano

Un ticchittìo

Il tempo

Sovraumana cosa che ci sovrasta e ignora

Il bell'amore viveva di sé stesso

Bevevo sé stesso nutriva sé stesso

Si inseguiva per le strade del mondo

Si struggeva tra gli stipiti delle porte

Volava sui morbidi letti del giorno e della notte

Quando ella apparve di una bellezza

Indicibile ed egli Le disse “invecchierai”

E Lei rispose: “con molta grazia”

Era un profumo che lo seguiva

Ovunque andasse, lo stordiva di sé

E il tempo inesorabile

Paziente, acquiescente, silenzioso

Gustava la vendetta

Noi sappiamo che l'amore è eterno

E più eterno di tutto è il bell'amore

Quello di cui non rimpiangemmo nulla

Meno che lui, il tempo, l'assassino

Inesorabile,lento, beffardo

Scolpiva con le sue forme i corpi divini

Lo scultoreo collo, il viso ineffabile

La bocca fremente, il pube d'oro

E si spegnevano gli occhi

I seni si afflosciavano; morto,

senza più vita, tutto era oblìo di sé

Dimenticare tutto dimenticare tutto

Piccola larva preda di larve.

 

Buttata lì

E così , dici, diventi esoterico…ma sì…sia pure

Deve pur esistere, che senso avrebbe altrimenti

Questa nostra tenerezza

Un mondo parallelo dove tu ed io ci amiamo

E sai penso a più mondi paralleli e un infinito numero

Di mondi paralleli dove tutte le vite gli amori

Il mio il tuo i miei infiniti amori

E i tuoi infiniti amori

Un bellissimo sogno di Dio

(perché Dio dovrebbe sognare solo questo mondo?

O solo questo Universo? Cosa può mancare a Dio per concederci

Tutto ciò che ci fa provare) Esiste da qualche parte un luogo

Dove noi ci amiamo e altri universi

Dove tu ami i tuoi amori ed io altre vite

…..credimi esiste da qualche parte un mondo

dove tu ed io ci amiamo…..perché

dovremmo porre limiti all'infinita potenza di Dio?

E poi, io, Dio,

avrei creato tanti mondi quanti sono

infiniti come Dio

……Ok , lasciamo perdere

andiamo a dormire

sai che per dir questo qualcuno fu cacciato

via.Vive felice?No !E' dannato!

Non credo, penso che sia l'unico

Felice!

 

Il dottor Cruciani

E' un uomo oscuro

Lo hanno lasciato lì

Una domenica di maggio

Gli Eccelsi sono andati via

Gira tra i corridoi

Si siede su una panca;

la domenica scorre festosa

Roma è un brulicare di gente,

lui si aggira tra i corridoi

e non sa cosa fare delle sue mani

Le guarda, le pone nelle tasche del camice,

le riguarda, pensa che quelle mani

sono state inutili

Altrove la folla multiforme

Festeggia. La Gloria

Non s'aggira tra queste stanze

I formidabili destini

Lo hanno lasciato in quel vuoto corridoio

A interrogarsi tra sconfitta e inutilità

Le mani giacciono prostrate nelle tasche

Non sanno ancora quelle mani

Che appena il proiettile partirà

La Storia sarà forgiata da loro.

 

Amorucci

E sono sempre un po' strapazzatelo

Dai versi audaci

Che come braci

M'infilzano:spiedo è o coltello?

Sarà che il ritmo un tempo sincopato

Si sia asciugato

Per il troppo freddo o hanno deviato

Il rivo che portava l'acqua al pozzo?

Mozzo io son di te ora che tu

Bella fatina ormai non ci sei più

Sono un Visconte Dimezzato, il Barone Rampante

Della Trilogia dell'Elefante

Sarò forse il Cavaliere Inesistente

Che cerca la sua bella Dulcinea?

Sarò il Maestro che cerca Margherita?

Gli Antenati

Se ne sono già andati

Anche tu Lulù

Non ci sei più

“a prescindere”…..a detta di Totò

 

Un'ora

E' un'ora indecisa

Non è l'aurora fulgida

Né il mattino splendido

Né il mezzogiorno acceso

Che brucia ogni alito

E' un'ora indecisa

Posta tra le cose fatte

E quelle che non si potranno fare

Indecisa come il battito del cuore

Come la vista che non vede

Come l'udito che non ode

Nessun muscolo sa la sua funzione

Si trascina, si guarda intorno

E non comprende cosa

Sia il fare o il non fare

Cosa sia l'agire o il agire

Non ha odori, non ha l'odore

Acido di birra, non ha l'odore dei corpi

Né il sudore della fatica, né

I profumi inebrianti che volsero

La loro prua verso lidi

Inesplorati, quei profumi che

Solcarono mari, che non conobbero distanze

Non è l'ora del nettare divino

Che toglieva ogni confine ai fremiti

E' un'ora indecisa

Tra il non fare e il non dire

Tra quello che doveva essere fatto

E quello che non si è fatto

Con tutta l'insolenza di

Chi non accetta reclami e non

Si scuote né al dolore

Né il piacere. Indecisa

Come un'uggia strana che in qualche modo

Ha un palpito, un lieve movimento

Un respiro impercettibile

Sa che non è foriera di niente

Non sa neppure se quest'ora

Sia contemplata dagli analisti

Del giorno, non sa se è

Compresa tra quelle ventiquattro

Che misurano ciò che non

Può essere misurato

Così indecisa che neppure

Un'orologio fermo la direbbe.

 

Ché poi..

Ché poi…ché poi

È lo stesso della sottile morte

Questo agro distacco dalle cose

Questo vedere scorrere

Questo lasciar passare

Senza che nulla lasci in noi

Sia bene! E non avrebbe senso

Altra fattura: ché poi, ché

Poi che senso avrebbe

Cogliere la mela, mangiarsela,

buttare via il torsolo

(o mangiarselo, anche)

e dopo? E dopo?

I giochi sono fatti mon amour

E noi siamo di ghiaccio

(o quel sorbetto che mi offristi alle tue nozze)

 

Questo morire

Ho nel mio sangue questo struggimento

Questo continuo addio….questo morire…

Sono le notti di maggio dove la zagara

Stordisce la ragione e mi trascina

In un tempo che io non so se vissi

Qualcosa c'è di quel tempo se le viscere

Hanno un tremore se il senso mi stordisce

Come un ricordo che non trova l'orma

Ed è un'anima che cerca la sua forma

E non la trova

S'aggira l'anima nel profumo di zagara

Scosta le antiche porte entra nei muri

Poi cede

Una goccia di sangue si è formata

Sopra la spina della rosa rossa

 

Così , ora

Sguazzo e sollazzo

In questa fogna della Magna Grecia

La mia alcova e' una Tholoi

La sera le ninfe mi accompagnano

I satiri si aggirano furtivi nel boschetto

Al mattino Empedocle mi fa il pediluvio

Platone mi liscia i capelli

Pitagora mi fa il vaticinio

Ehi Jhonny, hai visto la mia vita?

Qualcuno l'ha rubata!

Ne sai qualcosa , Jhonny?

Bah,non importa.

Le sponde dell'Egeo aspetteranno.

 

Miele

Miele

Che le papille gustarono e conobbero

Quando disse

Non tu sposa ma madre

Nell'infinito riconosco questo miele

Di questo mi nutrìi dal primo giorno

Io lo riconosco

Ora lascia che sazi la mia arsura

Che mi riempia mi inondi

Che ogni fibra della mia carne

Sia fatta di questo miele

Non più sposa ma nutrice

Genitrice della mia carne

Fiato della mia anima

Riconosciuto in uno

Ricomposto in uno

Non ebbero titubanze le papille

Ti riconobbero, miele.

 

L'oblio

Intarsiatori di vento

Architetti del nulla

Eppure, a lume spento,

per ben tre volte tremolò la fiamma

e scorse copioso il sangue

a inondare la vita

e profumi e aromi unici

avvolsero le narici ad inondarle

Esplorammo ogni anfratto degli addii

Tutto sapemmo dei ritorni

Quando il gallo cantava

E noi muti andavamo per le strade

A passo lento, lieve. Che il selciato

Non seppe mai che fu calpestato.

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