
THE LOVE SONG OF LUCIUS ALGENON
Quando da dietro l'invetriata
All'improvviso
Fermavo I pensieri
E lentamente ti scivolavo sul corpo
E quando ,altre volte,
anche se per caso, inutilmente
ti avevo capito
e rientravo in me
per sentirti ancora lontana e quando
la voluttà ci spossava
e i tuoi occhi pieni
di rassegnata malinconia virile
non parlavano
ma s'accendevano e sfumavano
ai colori……..
Amai
Le cose sfatte
E le bellezze smorte
E le corone di parole
Che ti cingevano il capo
E ti cadevano ai piedi a piangere
La carne morta
E le veglie d'amore
Di sogni e desideri
Raccolti in un vaso e bevuti
Nella notte piu' buia della speranza
DUE FIORI AZZURRI VORREI……..
Due fiori azzurri vorrei
Che mi sgorgassero dalle occhiaie
E bianchi in bocca
E sempre giorno fosse
In questa città di cadaveri
Mi dà paura la tenebra notturna
Di questi cespugli
Avvinghiati alle pareti
E soffoca il mio cuore
Lasciva viene ancora sulle ossa
Cerca la carne
Stritola la polvere e impreca
Ad una ad una le conto
Le foglie che cadono
E aspetto un rumore
Due fiori azzurri vorrei
Che mi sgorgassero dalle occhiaie
E bianchi in bocca
E sempre giorno fosse
In questa città di cadaveri
ED ERA STANCA
Piu' volte mi ero allungato
Verso le mani di quegli esseri
A capirli
E sempre avevo provato
Sempre piu' profonda apatia
Si erano mossi lievi i filari
A danzare intorno al nespolo
E a inchinarsi e a toccarsi
Le vidi le cose sognate
Andare a scavarsi una fossa
Nei luoghi del coraggio
E del mare e delle montagne
Era rimasta polvere e rugiada sul viso
Ed era stanca della carne la carne
Quando la lupa si tagliò contro la luna
E i filari si mossero a danzare
TOMBA DI ANONIMO
La pioggia d'estate mi porta
Altri singulti e mi gela;
come se nulla fosse, come se il corpo
non fosse ormai cenere, le violacciocche
si stendono alla casa; i nostri destini
sono linee che si perdono e si intrecciano.
Omaggio a persona sconosciuta
Da chi rimase sconosciuto a tutti
LA GIOSTRA
La giostra ti portò
Andò il cuore a tuffarsi nel mare
Di spuma riempì la tua mente
Fu forse una sera d'autunno
Una musica nuova cadeva
Le mani staccate nell'aria
Vedemmo le stelle cadenti
Dissolversi a fare figure
Poi cadde la notte
Non so se due cuori, lontano,
battevano ancora
non so se la spuma svanì sugli scogli
la sera, la pallida sera,
moriva.
DONNA
Beato chi ti amò
Tu che passavi
Sotto i ponti della notte di Ragusa
E che ricordo io porterò della città
Se a nessuna si legò il mio cuore
MORS
L'abbraccio fu stretto
Piu' vuoto
Una spalla al dolore non c'era
La nera figura dell'uomo
Là sopra la luce al balcone
D'un tratto capisti
Dicesti un sussurro
Di fiori volesti corona
La musica suona
Ondeggi
Sei chiuso
Ti piango lontano
Dolore piu' fitto nel cuore
FEBBRAIO/MARZO
Tutto ci fu negato andammo
Alla deriva in tutto
Tensione , ardire,
sforzi vani;
quello che sembrò ci fosse dato
non fu che via a nuovi labirinti
Non cederemo mai! Il pianto
O qualcos'altro,non importa,
ma qualcosa
ci spinge ad un mattino.In questo mare
nessuno saprà che siamo morti.
SPLEEN DEL VENTIQUATTRESIMO
E' scritto il libro e l'Albero piantato
Nulla che alla parola si avviluppi
Quando il cranio a pezzi reclinato
Del fato non attende gli sviluppi
Albero e libro , nient'altro è restato.
Il terzo dato mi rimase inviso
Vita che non agisce ho conservato
Poi che di fiele era il cibo intriso
Del resto nulla e nulla è l'importanza
Che riveston le minime altre cose;
in questa abissale controdanza
le belle cose diventan mostruose
ciò che le cose unisce e le fidanza
me ributtò come scoria sul lido
per questa dolorosa devianza
nella mia gola si contorse il grido
Altro dire non vò ma non s'inganni
Chi della tela la tetra trama ordisce
Che nel veloce volgere degli anni
Se si distrae la vita si acuisce.
LO STILNOVISTA NEL LUGLIO DEL '79
Và ballatetta, và, corri veloce
Sii tu la voce dell'amor malato
Rigato ha il pianto il volto e dura
Si fa la lotta
Tra il male e la paura
I' già pensaa che tanto non durasse
‘esta orribile lotta senza scampo,
a frotta
passano i giorni miei in questo inciampo
và, ballatetta, prima che sia tardi
perché non spero piu' che la tua voce
io possa risentire
và ballatetta, perditi nel vento,
volgiti al vento digli che ti porti
ai porti ov'ella sta che già dispero
voce gentile udire
appressandomi a partire
Và ballatetta mia e fa ritorno
È breve il giorno,
in questo incantamento
strutto mi sto nel mio lamento;
nel giorno breve il mio tormento
portale e dille che si strugge
al suo destino non sfugge
appressandosi a partire
solo vuole sentire
vostra voce gentile
perché non spera piu' di rimirare
il vostro guardo, Madonna, all'affacciare-
Và ballatetta, và corri veloce
sii tu la voce dell'amor malato
la sua partenza
si fa senza
speranza di ritorno
intorno il giorno
corre incurante
dell'incalzante
speme di poterla risentire
Tu Ballatetta sii la sua presenza
Portati teco l'anima ad udire
La voce gentile
Prima di morire.
A DINO, CHE NON EBBE MODO
E poi non faccio altro che pensare
Se quella cretineria non fosse vera
Che , insomma, gli dei siano gelosi
Delle cose mortali e hanno invidia
Siamo cresciuti troppo e abbiamo fatto
Raziocinanti le piu' oscure cose,
ma io non faccio altro che pensare
alla cretineria che ben s'accoppia
alla storia del dio impietosito
che ruba la favilla e ce la porge
(altro dono non fu se non di male
E male ce ne venne che continua
La nostra stirpe al fuoco e il giacinto
Si volge ancora al sole , ma non gioca)
Voce del cuore dicono comanda
Per queste cose, nell'interiore mio
Quella creatinaria avvampa ardita;
a volte mi travolge, ma che fare?
M'immagino un giudizio universale
Piu' diverso dal solito, un canovaccio
Dove una turba di derelitti e storpi
Con bastoni stampelle e mezzi vari
(e non considero,guarda,i mali
Quelli morali , anche se hanno colpa)
S'affretta attorno al dio per bastonarlo
E questi che li sfugge impaurito
Con le vesti strappate e il paesaggio
Un po' sbiadito ma mi sembra sia
Perfettamente concorde a tutto il resto;
poi mi dico blasfemo e prego Dio
ma quella cretineria non m'abbandona.
Allora vario, dico: “non esiste,
o se esiste a me non interessa !”
Ma poi non faccio altro che pregare
Gran brutta confusione la prigione
E le parole sembrano sfuggire
Ad ogni tentativo di rinuncia.
Ma tu capisci; Dino;ciò che dico?
Esisti , Dino, per capire il gesto?
E vario ancora, cambio l'argomento:
Il problema maggiore è della lingua:
da tempo mi tormenta ed io lo sfuggo
ma è ben reale nulla posso farci.
Culla di Civiltà senz'altro é l'Arte
Ma come la stringiamo dentro confini
Troppo stretti per lei noi incapaci
Di trovare il linguaggio universale.
A niente trono, Dino, uno spiraglio
È forse segno degli dei avversi
O la prigione non mi fa distrarre?
E certo manca quella congiunzione
Che le cose le unisce e le separa
In spazio e tempo e nello stesso istante
Così la invento e immagino le frasi
Ma tutto si riduce in manierismo
E lo sfregarsi dei corpi credi abbia
Altro significato al di là d'esso?
Cosa ci spinge a farlo lo capisci
Se, ben coscienti a noi, diciamo avverso
Alla individualità che ci distingue?
E cambio ancora, Dino, ma non serve
Penso al potere quelli che lo hanno
Cosa provano penso, cosa sia ,
Quale gioia ne traggano, che cosa
Spinge parte di noi fuori dal corpo?
Ma la prigione, vedi, è cosa dura
E certo non spergiuro se t'affermo
Che i miei pensieri volgono a sé stessi
Parlare è inutile, anche se parliamo.
Ma evadere non posso non c'è uscita
E qui non si fa altro che pensare
CARME PRESUNTO (per Cesare Pavese)
Le mura scarne, luride, deserte
E, in fondo, dentro, identico squallore,
piu' livida del livido pallore
alla parola si rapprende il gesto
già privo di possesso tutto quanto
Fossimo stati Marino e i marinisti
E l'usignolo che per trecento versi
Che canta e trilla nelle variazioni
Di flebil voce e di lai sgomenti
Piu' sereno così cosi felice
La forma che non chiede contenuti
E piu' etera si fa la vostra sorte
Se tra augelletti augelli e canarini
Vi coglie inconsciamente vostra morte
Sto! E che mai vi giunga quella voce
Che in dei vi trasfigura e di repente
In basso vi trascina e piu' pensosi
V'avvolge dentro i suoi paludamenti;
La Belva sopraggiunge e ci conduce
Al sogno eterno, al forte e piu' contorto
Desiderio di essere e svanire;
si dilatano i sensi, il gioco porta
a nuovi svolgimenti, il colpo svetta
e l'uomo si contorce inutilmente
nel gioco che non offre soluzioni.
Noi che cercammo dentro la parola
L'accento che modifica le azioni,
il punto fermo nella nostra ora
il giorno si ritrova inconsciamente
sempre piu' uguale a sé, sempre lo stesso
che conosciuta già e sempre uguale
ogni cosa è di sé specchio riflesso
Nulla piu' nulla e nulla oltre il silenzio
E fuori dagli inganni piu' meschini
Dai contatti inumani, dalle storte
Verità plagiate….
Altri continui nella propria vile
Battaglia se paura lo rafforza
L'ironico sorriso che assicura
Piu' forza nella dura controversia
Nella mente si spezza, il sonno cade.
La morte non sia nuova trafittura!
IN UN CIRCOLO LETTERARIO
Dei morti alle Termopili il lamento
Non potrà rinsavire questa classe
Né i Trenta porteranno il buon governo
Né chi si oppone loro arditamente
Lasciamo , andiamo e piu' non replicare
Non dare una risposta ala risposta…
Che non servisse al rigido momento
Nulla hanno chiesto
Non cambia il fermo corso del pensiero
La congiunzione che tu hai scoperto
Non cambieranno i fermi insegnamenti
Il senso del dettato del potere
L'opere, i giorni, i sentimenti, il resto
Non ne risentiranno in alcun modo
Che non possano distruggere a volere
Nessuno monumento tu hai eretto
Limite è questo
Il vuoto che provasti all'improvviso
sotto i lampioni dalle luci rosse
il vuoto si protese all'infinito
lo stesso di non essere mai nato
sarà per te continuando in questa
foga di esistere fuori dagli schemi;
indicare non puoi, non puoi cambiare,
svuotare il mare non ti serve a niente
bisogna andare
per questi versi amore non ritorna
non si forma il futuro governante
altre le cose forse per cambiare
Ma ora parti lascia che si prenda
Ognuno del momento la sua parte,
in disparte potrebbero lasciarti
non fa al caso loro il senso vero;
inutile davvero è il lusinghiero
modo di vita che tu prospettasti
Ma ora parti.
GIORNI DEL 1982
Cerchiamo di carpire informazioni,
circospetti ci muoviamo perché nessuno ci scorga
certe notizie ci bruciano tuttavia
facciamo il conto degli amici perduti;
delle occasioni perdute, della vita
perduta, ma non riusciamo ad andare piu' in là
tutto si ferma in un nugolo di errori;
eppure questa volta ci diciamo, non sbaglieremo,
non butteremo via questo straccio d'amore,
lentamente lo abbiamo costruito
nessuno ce lo farà buttare via
Ma un ricordo di noi sopraggiunge e ci sovrasta
Una voglia di viaggi e d'avventure
E per il mare andare, per il cielo,
strappare i suoni all'universo, delle selve
raccogliere gli umori
nelle profondità nascondersi a cercare
ogni tremore della vita nascosta
Ma una nera caligine ci inficia
Ogni slancio, ogni nostra risorsa,
Questa è la stanza , questo il posto dive
Il sogno si consuma nell'attesa.
PROLOGO/EPILOGO
Ora questo mi angoscia, mia dolce
Che scrivo una bella lingua prossima a morire
E tutti gli sforzi miei servono a nulla
Di fronte alla barbarie, come ben sai
Non esistono rimedi alle calvizie!
LE NOTTI
I vecchi giocatori di una volta
La sera stessa che contratti i debiti
Sfiduciato l'amore, l'amante andata via…..
Si mesce l'aria al fumo nei polmoni
Piu' fredda di così non potrebbe
L'aria la notte essere, c'è forse un modo
D'andare via da questo il elegante
Forma che non sia da altri usata
Se la memoria o d'altra parte l'essere
Per noi non ha significato alcuno?
O qui o altrove o nello stesso posto
Dritto affondato al cuore lo stiletto
E poi la conoscenza o forse il nulla
E reintegrati in un ciclo produttivo
Che a una notte come questa ci riporti
Dove parti di noi siano
No in lotta
O in armonia per un eterno gioco
O ancora il nulla per condanna dato
A chi alla conoscenza si rivolse
annientando il dolore ed il desiderio.
Giuoco anche questo, supremo azzardo
Che sovrasta le cose della vita.
Poi passeranno i giorni e non sarà
piu' questo cielo a coprire i tuoi pensieri
altre città ti avranno ad altre notti
invocherai la quiete dei tuoi passi
e saranno labirinti inesplorati
e altri labirinti perché esistono
tanti labirinti quanti sono gli uomini
e piu' labirinti ancora forse quante
sono le possibilità di un'esistenza
e so di un labirinto senza uscita
ove fui posto e in cui ora mi siedo-
Ora so tutto e non ricordo niente
Non so cosa sia il tempo, ignoro il verso
Che richiama gli umani agli altri umani.
E' ancora girono poi notte, altra aria fredda
Si mesce al fumo della mia agonia-
Ma il filo di Arianna s'è spezzato
Nessuno ormai ci indicherà la strada.
IN FINE
Tu stesa mollemente sul divano
Attendi e favoleggi, già ti sollazza
Il ricordo degli spasmi; ora ne vuoi
dei nuovi, vuoi riprovare
i giochi erotici in cui tu ti diletti
inuzzolita attendi….ben altre cose purtroppo
occupano la mia mente, me ne sto immobile
a seguire i pensieri, non m'atteggio
a dio greco o pensatore, pur tuttavia
debbo trovare un ordine alle cose
alle mie cose che il tempo ha devastato
voglio del nuovo oggi voglio trovare
un nesso a tutto quanto mi succede
Io burattino o burattinaio
O spettatore attento o che ignorassi
Financo l'esistenza della forma
E dirne male o bene non ha senso
E non ha senso nemmeno questa stanza
Che stravolge i pensieri e li camuffa; sei tu latore
Del messaggio imperiale, o tu l'attendi?
Sedotto o seduttore? C'è chi rimase
immobile al dilemma, in un sol colpo
io mi ritrovo addosso tutto quanto
Sei spazientita proprio non riesci
A sopportare quanto mi succede
Se vuoi puoi andare…ma sembra ti diverta
Questo mio stare
Hai risolini strani, tu hai risolto
Tutti i tuoi drammi, a te basta soltanto
Svestirti, far l'amore, e dirti sazia!
Non son di qui non faccio parte
Né del tuo mondo, né d'altro cui somigli
Parvenza umana o d'animale o pianta
Resto sperduto in un cantico a tre voci
O è una fuga o un modo di rincorrersi
Sei spazientita proprio non riesci
A sopportare quanto mi succede!!!!!!!!
Rivestiti mia cara al Luna Park
Due palle un soldo è già divertimento.
PAGATO IL CUORE
Pagato il cuore e fuori non si esce
Musica e sigarette, il resto proibito
Com'è sottile le linea che separa
Il sorriso dal nulla e un io mortale
D'un sillogismo aristotelico
Che si proclama immortale per eccesso
Di senso di assoluto, Vaghe cose
Stelle che brulicano in cielo
Ché la fenice ha un nome ed è Speranza
Quella speranza che si sotterra all'alba
E che rinasce la notte ad ogni palpito
Del cuore; cuore, mio cuore
Percosso e inaridito, cuore che non ti apri
alla speranza. E ci sarà amore
anche per te, ci sarà amore, ritorneranno
i palpiti del cuore. Oh! Mai piu' mai piu'
tornerà il tempo, mai piu' carezze
né baci, né notti insonni per te;
non sei che l'ombra di un discorso appassito
SOPRATTUTTO ORA
Col cuore, il povero cuore
Sfracellato, tra te e me
E tra le avverse stagioni
Che percorro, solo, senza speranza
Che vari il tempo e sia piu' mite
L'aria, e il desiderio torni
E sia piu' dolce il tutto
Ho perso la nozione che colora
Ho smarrito il silenzio e la tregua
E l'impulso si sfa nell'impotenza
Tu vivi, e fai bene, voi vivete
Nelle vite accettate e sopportate
E poche gioie e chiare e familiari
Io, né pioggia o vento, , né sole
O arsura, aspetto chi non viene
Non aspetto nessuno, non ho occhi
Per l'acqua. Occhi per vivere,
filo che ricucisca i miei brandelli;
poche cose che non hanno piu' nome
e che s'oscurano e già le coglie il buio.
VORREI TU FOSSI QUI'
Mi sei tornato in mente
Era un'ansia, un ricordo, erano anni
ora li fughi dall'ombra, riappari
a me, malinconico-
Vorrei tu fossi qui
A riannodare il discorso
Quell'andare per strade proibite
Quell'età senza tempo
E a lungo bramo, a lungo mi rigiro
Come fu breve il tempo
Quanto fu stolta la sorte.
L'ATTIMO
E dopo aver dissertato venne il tempo
Libero roteò il mondo nello spazio
Troppo perfetto perché fosse dal caso
Troppo imperfetto perché fosse da Dio
Poi il desiderio si carnificò
per un istante, tra la spiaggia e il mare
Ora ritorna sullo stesso posto
Piu' non spera, tutto è diventato
Un immenso carnaio. Ancora attende,
sa che non è possibile, sa che il corpo
non gli sarà mai dato
maledice se stesso la sua incuria
quell'istante in cui ha esitato.
…………………………………..
Nient'altro!!! Ora nessuna voce
S'ode
Tace anche l'eco, la passione
Non arde
Non c'è traccia di ieri.